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24 agosto, San Bartolomeo. E oggi Bart torna nel suo giardino

Statua di San Bartolomeo nel giardino della Contea di Bart
RIFLETTERE

Tempo di lettura

8–12 minuti

Ci sono oggetti che, a un certo punto, smettono di essere semplicemente degli oggetti…

Restano immobili, certo. Non parlano. Non possono restituirci ciò che abbiamo perduto. Eppure riescono ad abitare un luogo in un modo che va molto oltre la loro presenza fisica.

Oggi, 24 agosto, giorno di San Bartolomeo, ne ho messo uno nel mio giardino.

È una vecchia statua di San Bartolomeo. Era di mio Papà.

E forse non avrei potuto scegliere un giorno diverso per darle un posto qui.


Il 24 agosto, da sempre, era il suo giorno

Mio Papà si chiamava Bartolomeo.

Il 24 agosto era quindi il suo onomastico, una di quelle piccole ricorrenze familiari che quando una persona c’è sembrano quasi normali (anche se noi ci tenevamo molto!). Una telefonata, un augurio, una battuta, qualche pasticcino…. Gesti semplici ai quali spesso non attribuiamo un’importanza particolare.

Poi quella persona non c’è più.

E alcune date cambiano significato.

Rimangono scritte nello stesso punto del calendario, ma quando arrivano portano con sé qualcosa di diverso. Diventano piccoli appuntamenti con la memoria!

Per me il 24 agosto è uno di questi.

Quest’anno ho voluto celebrarlo in un modo particolare: mettendo nel giardino una statua di San Bartolomeo che apparteneva a mio Padre.

Non nascosta in casa, non conservata dentro una scatola o appoggiata su uno scaffale.

Fuori.

Nel verde.

Nel suo giardino.

O, forse dovrei dire, nella Contea di Bart!


Perché si chiama Contea di Bart

Chi mi conosce o segue quello che scrivo avrà probabilmente incontrato diverse volte questo nome…

La Contea di Bart è il nome che ho dato al luogo in cui vivo da quando sono nato e a cui ho dato questo nome dopo che mio Papà è mancato…

Può sembrare un nome un po’ particolare, ma dietro ci sono due pezzi molto precisi della mia vita.

Il primo è Bart.

Quando mio papà era giovane, ai tempi dell’università, gli amici lo chiamavano così. Bart. Semplicemente il diminutivo del suo nome, Bartolomeo.

Mi è sempre piaciuto.

Forse perché dentro quelle quattro lettere riesco a immaginare anche un Papà che io non ho conosciuto: il ragazzo, lo studente universitario, l’atleta di lancio del peso, gli amici, gli anni in cui la sua vita doveva ancora prendere la forma che poi avrei conosciuto io…

Quando è mancato, quel soprannome mi è sembrato il modo più naturale per continuare a farlo vivere nel posto che era stato anche suo.

Poi c’è la parola Contea.

Quella nasce da me!

Dalla mia passione per il verde, per certi paesaggi del Nord Europa, per l’Irlanda che amo e per quei luoghi in cui le case sembrano quasi scomparire dentro la natura. Mi è sempre piaciuta l’idea di una piccola terra con un’identità propria, lontana almeno simbolicamente dal rumore che c’è fuori.

Qui c’è il verde. Ci sono gli alberi, le piante, gli angoli costruiti nel tempo. Ci sono i ricordi.

Così, quasi naturalmente, questo posto è diventato la Contea di Bart.

“Contea” per il luogo che avrei voluto immaginare.

“Bart” per la persona che volevo continuasse ad abitarlo.


Oggi San Bartolomeo è tornato qui

La statua che ho sistemato nel giardino porta addosso i segni del tempo.

Non è perfetta.

Un braccio è mutilo, la superficie è consumata in alcuni punti, il volto porta quella particolare espressività delle antiche immagini devozionali.

Ma forse è proprio questo che mi piace!

Non volevo qualcosa di nuovo che rappresentasse mio Padre.

Volevo qualcosa che fosse stato Suo!

Guardandola si riconosce San Bartolomeo soprattutto per uno dei simboli più forti della sua iconografia: la pelle che tiene in mano. Secondo la tradizione, infatti, l’apostolo subì il martirio attraverso lo scorticamento. Per questo l’arte cristiana lo ha rappresentato nei secoli con la propria pelle e spesso con un coltello, lo strumento del martirio.

Nella statua il braccio mancante potrebbe anche aver sostenuto originariamente proprio quest’ultimo attributo.

È un’immagine forte.

Ma conoscendo un po’ meglio la storia dell’uomo che quella statua rappresenta, ho scoperto qualcosa che me la rende ancora più interessante…


Chi era San Bartolomeo

Bartolomeo è uno dei dodici apostoli.

La Chiesa ne celebra la festa proprio il 24 agosto. Nei Vangeli sinottici compare come Bartolomeo, mentre una tradizione consolidata lo identifica con Natanaele, protagonista nel Vangelo di Giovanni dell’incontro con Gesù.

Ed è un incontro che racconta un personaggio tutt’altro che ingenuo!

Quando Filippo gli dice di avere trovato in Gesù di Nazareth colui del quale avevano scritto Mosè e i profeti, Natanaele reagisce con scetticismo.

Non crede immediatamente.

Fa domande.

Vuole capire.

Poi Filippo gli rivolge un invito semplicissimo: “Vieni e vedi”.

Natanaele va.

Gesù, vedendolo arrivare, lo descrive come un uomo sincero, senza falsità. L’incontro cambia qualcosa in lui e quello scetticismo iniziale si trasforma in adesione.

È curioso pensare che, a distanza di duemila anni, dietro una statua consumata dal tempo ci sia la storia di un uomo ricordato anche per questa caratteristica: uno che prima di credere voleva vedere, capire, verificare.

E forse è proprio qui che, inevitabilmente, il pensiero torna a mio Padre!

Quel Bart che da ragazzo gli amici chiamavano così sarebbe diventato medico, chirurgo, professore e poi primario, dedicando gran parte della propria vita alla cura degli altri.

Non voglio costruire parallelismi che non esistono. Eppure qualcosa, guardando oggi quella statua, mi colpisce.

San Bartolomeo viene ricordato per una vita messa al servizio di ciò in cui credeva, fino al sacrificio di sé. La medicina, naturalmente, appartiene a tutt’altra storia. Ma anche scegliere di essere medico significa accettare che una parte importante della propria vita non appartenga più soltanto a se stessi.

Significa esserci quando qualcuno ha paura.

Prendere decisioni quando gli altri aspettano una risposta.

Portarsi addosso responsabilità che non finiscono necessariamente quando si esce dall’ospedale.

E per un chirurgo c’è qualcosa di ancora più concreto: un altro essere umano affida letteralmente il proprio corpo alle tue mani.

Ripenso allora a quelle tre parole: vedere, capire, verificare…

In fondo sono anche parole profondamente mediche!

Osservare prima di giudicare. Cercare di comprendere prima di decidere. Verificare prima di intervenire. E poi assumersi la responsabilità di farlo.

Mio Padre ha trascorso così una parte enorme della sua vita, se non la sua totalità: tra ospedale, chirurgia, pazienti, colleghi, decisioni e responsabilità. Fino a diventare un primario rispettato, certo, ma soprattutto — almeno per come oggi mi piace ricordarlo — un uomo al quale altre persone affidavano la propria fragilità.

Forse è soltanto una suggestione di questo 24 agosto… Non lo so, sono un tipo piuttosto emotivo…

Ma oggi quella vecchia statua mi sembra raccontare qualcosa in più.

Porta il nome di mio Padre, apparteneva a mio Padre e raffigura un uomo che fece del servizio agli altri una ragione della propria esistenza.

Adesso è nel suo giardino.

E improvvisamente mi sembra ancora più giusto che sia lì.

Comunque, dopo gli episodi raccontati nei Vangeli e la presenza tra gli apostoli riuniti dopo la morte di Gesù, le informazioni storicamente certe diventano molto più scarse.

La tradizione cristiana racconta che Bartolomeo abbia portato la predicazione verso Oriente, associandolo a territori che vanno dalla Mesopotamia all’India e, infine, all’Armenia. Proprio lì sarebbe avvenuto il suo martirio, tradizionalmente collocato ad Albanopoli intorno al 68 d.C.

La tradizione più conosciuta vuole che sia stato scuoiato vivo.

Da qui nasce quella rappresentazione così particolare che attraversa secoli di arte cristiana: San Bartolomeo con la propria pelle in mano.

È la stessa immagine che oggi si trova nel mio giardino!


Ma per me quella statua racconta un’altra storia

Naturalmente conosco la differenza.

Quella è una statua di un apostolo vissuto duemila anni fa.

Ma quando la guardo nel giardino non penso soltanto a San Bartolomeo.

Penso a Bartolomeo.

Al mio.

A mio Padre.

E credo che sia questo uno degli strani poteri che hanno i luoghi e gli oggetti quando vengono attraversati dalla memoria.

Acquistano significati che nessun catalogo potrebbe descrivere.

Quella statua oggi vale per me non per la sua età, per il materiale con cui è stata realizzata o per un eventuale valore artistico.

Vale perché era SUA.

E perché oggi si trova in un luogo che porta il suo nome.

C’è quasi una piccola geometria degli affetti che si chiude…

Un uomo di nome Bartolomeo.

Un soprannome, Bart, nato molti anni prima che io arrivassi nella Sua vita.

Un figlio che, dopo la sua “morte” (odio questo termine ma prima o poi dovevo usarlo), chiama il proprio angolo di mondo Contea di Bart.

Una statua di San Bartolomeo appartenuta a quel Padre.

E infine un 24 agosto in cui quella statua trova posto nel suo giardino.

Ci sono coincidenze che forse sono soltanto coincidenze.

Ma non per questo dobbiamo rinunciare al significato che riescono ad avere per noi.


Il giardino come luogo della memoria

Negli anni ho capito che ricordare qualcuno non significa necessariamente costruire monumenti.

Anzi!

Spesso la memoria vive molto meglio nelle cose normali.

In un oggetto.

In una frase che torna in mente all’improvviso.

In un’abitudine che scopriamo di avere ereditato.

In un gesto delle mani.

In un’espressione che qualcuno ci dice essere identica alla sua.

In un luogo.

Il giardino, per me, è diventato anche questo.

Non è un luogo triste. E non vorrei mai che lo diventasse!!

Al contrario, è vivo!

Cambia con le stagioni. Le piante crescono, qualcuna muore, altre vengono piantate. Ci si siede, si parla, si mangia, si ride. Passano persone. Arrivano nuovi pezzi di vita.

Ed è proprio qui che mi piace immaginare la memoria di mio Padre.

Non conservata. Ma mescolata alla vita che continua.

Forse è anche per questo che ho preferito mettere la statua fuori anziché custodirla dentro casa.

Qui prenderà il sole.

La pioggia.

L’umidità.

Vedrà passare gli inverni e tornare le primavere.

Continuerà probabilmente a invecchiare.

E va bene così.

Perché anche i ricordi, se ci pensiamo, non rimangono mai davvero identici. Cambiano insieme a noi.


Una presenza che non ha bisogno di farsi vedere

Quando perdiamo un genitore accade una cosa strana.

All’inizio l’assenza sembra occupare tutto.

È ENORME.

Poi passa il tempo e quella stessa assenza cambia forma.

Non scompare.

Semplicemente, lentamente, comincia a confondersi con una presenza diversa…

Non è più la presenza fisica che vorremmo.

È qualcosa di più difficile da spiegare.

La ritrovi nei luoghi.

Nelle scelte.

Nel modo in cui affronti certe situazioni.

Nelle parole che utilizzi.

A volte persino nel modo in cui cammini.

E allora capisci che alcune persone riescono a rimanere nella nostra vita anche quando non possono più esserci.

Non credo servano grandi spiegazioni spirituali per sentirlo.

A me basta guardarmi intorno.

La Contea di Bart esiste perché è esistito Bart.

E una parte della persona che sono esiste perché prima di me c’è stato mio Padre.

Questo, nessuna assenza può cancellarlo!


Buon onomastico, Papà!

Oggi è il 24 agosto.

San Bartolomeo.

Avrei potuto semplicemente pensarti.

Invece ho preso quella vecchia statua e ti ho trovato un altro posto.

Mi piace pensare che fosse quello giusto.

Tra le pietre, le piante, il sole e quel verde che ha finito per diventare la nostra piccola Contea.

Da oggi chi passerà di lì vedrà probabilmente soltanto una vecchia statua di San Bartolomeo.

Qualcuno magari si chiederà persino chi rappresenti.

Io invece saprò cosa c’è davvero lì.

C’è un santo.

C’è una statua che apparteneva a mio Padre.

C’è un ragazzo che molti anni fa, all’università, gli amici chiamavano Bart.

C’è il motivo per cui questo luogo porta il suo nome.

E soprattutto c’è il tentativo di un figlio di dare una forma visibile a qualcosa che visibile non è più.

Una presenza.

Non quella che vorrei.

Ma quella che, in qualche modo, continua ad esserci.

Buon onomastico, Papà.

Bentornato nel tuo giardino, il giardino di Bart!


bart

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