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Quando i progetti iniziano a parlarsi tra loro

Scrivania con strumenti di lavoro, viaggio e territorio che rappresentano diversi progetti digitali
COSTRUIRE

Tempo di lettura

10–15 minuti

Per molto tempo ho avuto un piccolo problema…

Mi interessano troppe cose!

Il lavoro da remoto.

La tecnologia.

I viaggi.

Il benessere.

Il territorio in cui vivo.

Il turismo.

Scrivere.

Creare progetti digitali.

A prima vista non è necessariamente un vantaggio.

Internet ci ha insegnato una regola piuttosto semplice: trova una nicchia e resta lì.

Se parli di lavoro, parla di lavoro.

Se parli di viaggi, parla di viaggi.

Se costruisci un progetto turistico, non metterti improvvisamente a raccontare di intelligenza artificiale.

Ha perfettamente senso.

Ed è anche il motivo per cui negli anni sono nati progetti differenti.

Remo Nomad ha una sua identità.

Lavorare Sano ne ha un’altra.

Vacanze alle Baleari parla a persone che stanno pensando a un viaggio.

Contea di Bart nasce da un territorio molto preciso.

DoveDormireVicino cerca di risolvere un problema ancora diverso.

… E poi c’è questo sito, AlessandroRizzi.it.

Per molto tempo mi sono chiesto quale dovesse essere esattamente il suo posto.

Credo di stare iniziando a capirlo.

Non deve essere un altro progetto verticale!

Deve essere il luogo nel quale posso osservare ciò che succede quando tutti gli altri iniziano a parlarsi.


Avere molti progetti non significa avere un ecosistema

È una distinzione che sto comprendendo soltanto facendolo.

Cinque siti non sono automaticamente un ecosistema.

Sono cinque siti.

Diventano qualcosa di diverso quando ciò che impari costruendone uno migliora anche gli altri.

Un’esperienza genera una domanda.

La domanda diventa un articolo.

L’articolo suggerisce un nuovo servizio.

Un problema operativo fa nascere un’automazione.

Quell’automazione libera tempo.

Il tempo recuperato permette di sviluppare un altro progetto.

Un contenuto pensato per un pubblico ne intercetta casualmente un altro.

A quel punto iniziano a comparire connessioni che sulla carta non avevo previsto.

Ed è proprio questo che mi interessa.


Questa settimana è successo più volte

Prendiamo i temi affrontati negli ultimi giorni.

Abbiamo parlato di disconnessione dal lavoro.

Di viaggio.

Di Ferragosto sul territorio.

Di intelligenza artificiale e agenti capaci di eseguire workflow.

E parallelamente abbiamo continuato a costruire DoveDormireVicino.it.

Presi separatamente sono argomenti molto diversi.

Ma osservandoli da qui raccontano qualcosa che conosco molto bene:

il confine tra lavoro, tecnologia e vita quotidiana è diventato molto più sottile di quanto raccontino normalmente le categorie dei siti web.

E forse è proprio lì che nascono le idee più interessanti.


Un progetto può nascere da un problema molto piccolo

DoveDormireVicino, per esempio, non nasce da una teoria sul turismo.

Nasce da una domanda estremamente concreta.

Se devo partecipare a una fiera, a un concerto o a un grande evento, dove mi conviene dormire?

Non genericamente nella città.

Vicino a quel posto.

Con informazioni che abbiano senso per quelle date.

È un problema semplice.

E proprio per questo interessante.

Questa settimana il calendario editoriale ci ha portato a lavorare su appuntamenti come Vicenzaoro e su un evento a Lariofiere.

Ed è stato proprio Lariofiere a creare una connessione che trovo particolarmente significativa.


Quando due progetti si incontrano a pochi chilometri da casa

Lariofiere si trova a Erba.

Contea di Bart racconta invece Ponte Lambro e il territorio circostante.

Sono due progetti nati con obiettivi completamente differenti.

Il primo vuole aiutare una persona che arriva per un evento a trovare un posto comodo dove soggiornare.

Il secondo vuole aiutare chi è già qui a scoprire cosa c’è intorno.

Poi arriva un evento a Erba.

E improvvisamente i due mondi si toccano.

Chi viene per una manifestazione non ha soltanto bisogno di un letto.

Potrebbe chiedersi dove cenare.

Potrebbe avere libera la mattina successiva.

Potrebbe voler fare una passeggiata.

Potrebbe scoprire il Lago del Segrino.

Canzo.

Pusiano.

Un angolo del territorio che non avrebbe mai cercato.

A quel punto un contenuto non deve necessariamente portare a un altro perché “fa bene alla SEO”.

Può farlo perché risolve la domanda successiva del lettore.

È una differenza enorme!


Il collegamento migliore non è quello costruito per Google

Quando si parla di siti e SEO, prima o poi arriviamo ai link.

Link interni.

Backlink.

Pillar.

Cluster.

Sono tutti strumenti importanti.

Ma credo che ci sia un criterio ancora più semplice.

Se una persona finisce di leggere una pagina, qual è la domanda che potrebbe farsi subito dopo?

Quello è probabilmente il collegamento migliore.

Non:

“Quale mio sito posso promuovere qui?”

Ma:

“Dove posso accompagnare utilmente questa persona adesso?”

Chi cerca dove dormire vicino a Lariofiere può essere interessato a cosa fare a Erba.

Chi legge di lavoro da remoto può essere interessato alla salute di chi trascorre molte ore davanti a uno schermo.

Chi sta organizzando una vacanza potrebbe iniziare a chiedersi se potrebbe lavorare qualche giorno da quella destinazione.

È in questi passaggi che i progetti iniziano a diventare un ecosistema.


Anche Remo Nomad e Lavorare Sano stanno iniziando a incontrarsi

Il lavoro da remoto è un ottimo esempio.

Possiamo raccontarlo attraverso la tecnologia.

Software.

AI.

Automazioni.

Organizzazione.

Leadership.

Ma possiamo raccontarlo anche attraverso il corpo.

Postura.

Sedentarietà.

Pause.

Sonno.

Stress.

Confini.

Disconnessione.

Sono due prospettive diverse sullo stesso essere umano.

Remo Nomad guarda soprattutto a come cambia il lavoro.

Lavorare Sano guarda soprattutto a come stare bene mentre lavoriamo.

Tenere separati i due progetti editorialmente ha senso.

Ignorare che possano arricchirsi reciprocamente ne avrebbe molto meno.


Poi arriva l’intelligenza artificiale

Qui le connessioni aumentano ancora.

Perché l’AI non è più soltanto un argomento del quale scrivere.

Sta diventando uno strumento con cui costruire.

Questa è probabilmente la trasformazione che trovo più interessante.

Per un progetto editoriale, l’intelligenza artificiale può aiutare a cercare informazioni.

Per un altro può organizzare un calendario.

Per un altro ancora può confrontare dati.

Può aiutare a mantenere memoria di ciò che è già stato fatto.

Può segnalare una sovrapposizione.

Può individuare un collegamento.

Ma più aumenta la capacità di produrre, più diventa necessario avere una direzione.

Altrimenti si ottiene soltanto una cosa:

più contenuti senza necessariamente costruire più valore.


Questa settimana abbiamo avuto anche un piccolo esempio di ciò che può andare storto

Un articolo proposto per questo sito era troppo vicino a un contenuto già pubblicato.

Formalmente era nuovo.

Titolo diverso.

Struttura diversa.

Parole diverse.

Ma l’idea centrale era già stata affrontata.

È un problema interessante.

Perché dimostra che evitare il copia-incolla non significa evitare la duplicazione editoriale.

Un progetto autorevole deve avere anche memoria di ciò che ha già detto.

Altrimenti, dopo qualche anno, rischia di continuare a riscrivere la stessa idea cambiandole vestito.

È uno dei motivi per cui sto cercando di introdurre sempre più una logica editoriale trasversale.

Non soltanto:

“Che cosa pubblichiamo oggi?”

Ma anche:

“Che cosa abbiamo già costruito?”

“Quale tassello manca?”

“Quale argomento merita di essere approfondito?”

“Quale invece possiamo lasciare stare?”


L’AI ha bisogno di memoria tanto quanto noi

Questo vale anche per gli strumenti che utilizziamo.

Un’intelligenza artificiale che genera ogni volta partendo da zero può essere bravissima.

Ma non conosce necessariamente il percorso.

Per costruire qualcosa nel tempo servono almeno tre cose:

una direzione;

una memoria;

un criterio di scelta.

È curioso perché, alla fine, sono le stesse cose che servono alle persone.

Sapere dove stiamo andando.

Ricordare da dove veniamo.

Decidere quale sia il prossimo passo.

La capacità di generare viene dopo.


Il rischio opposto: collegare tutto a tutto

Naturalmente esiste anche il problema contrario.

Se abbiamo più progetti, possiamo diventare ossessionati dall’idea di collegarli.

Un articolo sul mal di schiena non deve necessariamente rimandare alle Baleari.

Una guida a Ibiza non ha bisogno di parlare di Customer Success.

Un contenuto su una fiera non deve diventare la scusa per raccontare tutti gli altri siti.

Un ecosistema non è una ragnatela di link messi ovunque.

Le connessioni devono emergere quando sono utili.

Altrimenti il lettore percepisce immediatamente ciò che stiamo facendo.

E il collegamento perde valore.


Ogni progetto deve poter vivere da solo

Questa, per me, rimane una regola fondamentale.

Remo Nomad deve essere utile anche a una persona che non sa chi sia Alessandro Rizzi.

Lo stesso vale per Lavorare Sano.

Per Contea di Bart.

Per Vacanze alle Baleari.

Per DoveDormireVicino.

Il lettore non deve conoscere l’ecosistema per utilizzare una parte dell’ecosistema.

Ma se decide di esplorarlo, dovrebbe scoprire che dietro esiste una visione coerente.

Non necessariamente una grafica identica.

Non necessariamente lo stesso tono.

Una stessa domanda.

Nel mio caso credo sia qualcosa di molto simile a questa:

come possiamo usare meglio lavoro, tecnologia, luoghi e tempo senza perdere di vista la vita che c’è intorno?


Anche il territorio può diventare parte di un sistema digitale

Questo è forse l’aspetto meno evidente.

Quando penso a un ecosistema digitale non penso soltanto a Internet.

Contea di Bart nasce da un luogo reale.

Strade.

Laghi.

Paesi.

Montagne.

Persone.

DoveDormireVicino parte da luoghi altrettanto reali: fiere, palazzetti, quartieri, stazioni.

La tecnologia diventa interessante quando riesce a collegare una ricerca online con un’esperienza fisica migliore.

Una persona cerca qualcosa.

Trova un’informazione.

Prende una decisione.

Arriva in un posto.

E magari scopre qualcosa che non aveva previsto.

A quel punto una pagina web ha fatto il suo lavoro.


Non voglio costruire una fabbrica di contenuti

L’intelligenza artificiale rende questa tentazione molto concreta.

Oggi potremmo produrre quantità enormi di testi.

Dieci articoli.

Venti.

Cento.

Ma non è ciò che mi interessa.

Preferisco immaginare questi progetti come una biblioteca che cresce lentamente.

Ogni nuovo contenuto dovrebbe aggiungere almeno una cosa:

una risposta che mancava;

una prospettiva nuova;

un’informazione aggiornata;

un’esperienza;

un collegamento utile.

Se non aggiunge niente, probabilmente non serve pubblicarlo.

È un criterio molto più severo del semplice calendario editoriale.

Ma credo sia anche molto più sano!


Il valore arriva dall’accumulo

Un singolo articolo raramente cambia un progetto.

Un singolo post quasi mai.

Una singola settimana probabilmente nemmeno.

Ma cento contenuti coerenti possono diventare una risorsa.

Cento risposte utili possono costruire fiducia.

Cento piccole decisioni corrette possono costruire un’identità.

È una prospettiva che mi piace perché ridimensiona anche l’ansia del risultato immediato.

Non devo capire oggi dove arriverà ogni progetto.

Devo soltanto evitare di costruirlo casualmente.


AlessandroRizzi.it, allora, a cosa serve?

Forse proprio a questo.

Non a duplicare gli altri siti.

Non a ripubblicare ciò che esiste altrove.

E nemmeno a promuovere continuamente i miei progetti.

Questo può essere il posto nel quale ogni tanto mi fermo e guardo dall’alto ciò che sto costruendo.

Cosa sta funzionando.

Cosa ho imparato.

Dove due strade si sono incrociate.

Dove invece è meglio mantenerle separate.

E soprattutto perché continuo a percorrerle.

Gli altri progetti possono rispondere a domande specifiche.

Qui posso provare a raccontare che cosa sto imparando mentre cerco quelle risposte.

Credo che sia una differenza abbastanza importante!


Per concludere

Per anni ho pensato che avere molti interessi fosse qualcosa da gestire.

Oggi sto iniziando a pensare che possa diventare qualcosa da collegare.

Non tutto.

Non sempre.

E soprattutto non artificialmente.

Ma quando due esperienze si incontrano davvero, può nascere qualcosa che nessuna delle due avrebbe prodotto da sola.

Un viaggio può insegnare qualcosa sul lavoro.

La tecnologia può restituire tempo.

Un evento può far scoprire un territorio.

Un problema operativo può diventare un metodo.

Un articolo può generare una domanda per quello successivo.

E diversi piccoli progetti possono, lentamente, smettere di essere isole.

Forse è proprio questo che sto costruendo.

Non semplicemente altri siti.

Un luogo più grande nel quale idee apparentemente lontane possano ogni tanto incontrarsi.

E credo che AlessandroRizzi.it possa essere la piazza centrale di quel luogo.


E tu?…

Se anche tu hai interessi o progetti che sembrano non avere nulla in comune, prova a non chiederti immediatamente quale dovresti abbandonare.

Fatti prima un’altra domanda:

c’è qualcosa che uno di questi mondi può insegnare agli altri?

A volte il filo esiste già.

Bisogna soltanto accorgersene!


Se vuoi approfondire

Questa settimana i diversi progetti hanno mostrato bene cosa intendo per ecosistema.

Su Lavorare Sano, il tema della disconnessione e del rapporto sano con il lavoro aggiunge la dimensione del benessere. LEGGI L’ARTICOLO

Su Vacanze alle Baleari, l’eclissi del 12 agosto ha mostrato come informazione, viaggio ed esperienza possano incontrarsi attorno a un momento eccezionale. LEGGI L’ARTICOLO

Su Contea di Bart, il Ferragosto vicino a Ponte Lambro ha riportato tutto alla dimensione più vicina: scoprire meglio il territorio che abbiamo intorno. LEGGI L’ARTICOLO

Su Remo Nomad, il lavoro sugli AI agent ha spostato l’attenzione dalla semplice generazione di contenuti alla progettazione di sistemi e workflow. LEGGI L’ARTICOLO

Con DoveDormireVicino, infine, sta emergendo il collegamento forse più concreto: utilizzare eventi e manifestazioni come porta d’ingresso verso luoghi, ospitalità e territorio. VISITA IL SITO

Sono contenuti differenti e devono rimanerlo.

Il valore nasce proprio quando il collegamento non cancella la loro identità!


Domande frequenti

Che cos’è un ecosistema di progetti digitali?

È un insieme di siti, prodotti o iniziative con identità autonome che possono condividere conoscenza, pubblico, strumenti o contenuti quando la connessione produce valore reale.

Qual è la differenza tra avere più siti e creare un ecosistema?

Più siti possono essere completamente indipendenti. In un ecosistema, invece, ciò che viene appreso o costruito in un progetto può contribuire allo sviluppo degli altri senza cancellarne l’identità.

Bisogna collegare tra loro tutti i propri siti?

No. Un collegamento dovrebbe esistere soltanto quando aiuta concretamente il lettore. Inserire rimandi artificiali può peggiorare l’esperienza e indebolire il posizionamento dei singoli progetti.

L’intelligenza artificiale può aiutare a gestire un ecosistema editoriale?

Sì. Può aiutare nella ricerca, nella pianificazione, nel controllo delle duplicazioni, nella gestione della memoria editoriale e nell’individuazione di connessioni. La direzione strategica resta però fondamentale.

Come evitare contenuti duplicati tra progetti diversi?

Prima della produzione bisogna verificare non soltanto titoli e keyword già utilizzati, ma soprattutto le tesi centrali già sviluppate. Due articoli formalmente differenti possono infatti raccontare sostanzialmente la stessa cosa.

Qual è il ruolo di un sito personale all’interno di un ecosistema? 

Può diventare il luogo nel quale raccontare il percorso, le connessioni e gli apprendimenti trasversali, evitando di duplicare i contenuti specialistici dei siti verticali.

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